CGIL-FIOMM : Omertosi e minacciosi….e un pochino (anche) Mafiosi! di Francesco Belluscio

Ieri sera Rai 2 telegiornale di approfondimento vengono intervistati due rappresentanti dei lavoratori dell’Ilva di Taranto e, uno dei due lavoratori (spero) esibisce una felpa rossa con la scritta Fiomm, evidentemente la “felpite“ colpisce tutti (sic). In sostanza il lavoratore felpato chiede con aria, prima interrogativa e poi minacciosa, cosa intende fare il Governo (Paese) di fronte ad un probabile disastro occupazionale che grava sull’impianto, sulla città e sull’intero Meridione d’Italia?

Mi vengono in mente le stesse minacciose frasi nel 1980 a Torino (ero delegato cgil), in seguito ad una contromanifestazione dei lavoratori che si opponevano ad altri lavoratori chiamati Quadri (Fiat), che invece chiedevano solo di ”normalizzare“ la fabbrica, diventata un ricettacolo di scioperi selvaggi e di arena politica tra operai e Proprietà (impresa). La stessa arroganza, la stessa mistificazione di allora, con il teatrino delle responsabilità che poi sono finite addosso all’attuale generazione con assistenza e precariato diffuso e incertezza del futuro (pensionistico). Ancora oggi questa potente Organizzazione sindacale (a proposito, quanti sono gli iscritti?) prende letteralmente per il collo l’intero Paese come allora e stringe d’assedio una intera città che ha reso morente e penitente a livello ambientale pur di “assicurare” il companatico a 15.000 occupati e altre migliaia nell’indotto cosi lo chiamano. Lungi l’idea da costoro, di coinvolgere il loro braccio finanziario, una delle più potenti piattaforme economica del Paese ovvero il Fondo Pensione Negoziale dei -Metal-meccanici – al secolo Cometa. Questo fondo pensionistico che attualmente capitalizza più del valore della fabbrica (11 mld) se ne sta bellamente a braccia conserte nei tavoli del Ministero del Tesoro a Roma in occasione del Mese dell’Educazione finanziaria e, visto che c’ero anch’io, chiede il modo sul tavolo della Previdenza di come superare le criticità per diffondere maggiormente la cultura della previdenza (sic). Io invece come intermediario assicurativo e casualmente, presidente di una associazione di Consumatori (Libas), chiedo da anni quale ruolo hanno questi fondi Pensione e specificatamente il più grande Il Fondo Cometa! Ho assistito per anni alle ”sceneggiate” davanti alle telecamere, -ai cancelli delle fabbriche ormai non ci va più nessuno- di un signore (Landini) che avrebbe avuto la possibilità di risollevare qualsiasi sorte di aziende del settore in crisi, servendosi anche dei preziosi consigli del suo prestigioso consulente Fiomm, l’ex finanziere Sergio Cusani (una collaborazione gratis “per un euro”) proprio attraverso la piattaforma previdenziale ed invece si limitava, e si limita ancora, ad minacciare, intimidire, sempre davanti alle telecamere, l’ultima dalla Annunziata, chiedendo garanzie e solidità-rietà all’universo imprenditoriale e Governativo. Grande è lo sdegno per questi personaggi e organizzazioni che di sindacale hanno perso ogni traccia, la loro proverbiale protervia anni fa li spinse quasi a minacciare (velatamente) anche il potentato delle Generali (articolo CdS 2007), ma che invece si sono trasformati in “incubatori” di consenso (se si Governa) e di vili ricatti se si è all’opposizione. E come memento storico ricordo a costoro l’esempio drammatico della siderurgia americana negli anni 80, nello stato del Kentuky, quasi tutte le fonderie per un attacco commerciale proveniente dal Giappone rischiavano di chiudere e di mettere a sedere un intero stato. Quale fu la leva che permise il rilancio e il successivo arricchimento degli stessi protagonisti? Nient’altro che il loro Fondo pensione che subentrò, e nei giro di pochi anni rilanciò l’acciaio americano portando ulteriore ricchezza con la quotazione in Borsa. Quelli che dovevano rimanere schiacciati invece si risollevarono e diventarono giustamente ricchi (l’unico antidoto vero alla povertà cit.) grazie alle azioni possedute. Ma è mai possibile, che ancora oggi assistiamo a questo teatrino sulla pelle “ viva” e sulla salute di tutti gli abitanti della città di Taranto, solo per soddisfare nello scacchiere politico italiano una bramosia di potere che si perpetua negli anni in questo “maciullato” paese, governato da precari e novizi e, ricattato da omertosi e minacciosi sindacati ”patronali” ( da patrocino politico) che non vede mai coinvolte le proprie risorse di risparmio e d’intelletto? Sempre ricordando le famose parole e, spero non come epitaffio della crisi dell’ilva, pronunciate dal giovane presidente USA j.f. Kennedy : ”non chiedere cosa può fare lo stato per te , ma piuttosto cosa puoi fare tu per lo Stato” trovare o provare una ripartenza (esprit de réparti) per un giusto preambolo di  queste affettuose accuse (doglianze) al sistema (o regime) della Cgil-Fiomm; su quali basi vogliono (e possono) dare una mano alla Nazione, partendo dal coinvolgimento economico degli stessi lavoratori che non debbano essere più espressione di protettorati politici e sindacali ma espressione di un nuovo rinascimento basato sulle rispettive risorse accantonate nei loro fondi negoziali. Spero che le mie parole non portino offesa ma risveglio di coscienze e di una ritrovata convergenza economica e strutturale che possa sostituire o affiancare le poche risorse pubbliche, con una New Deal previdenziale, le tanto emergenze produttive e sociali. “L’ingegno è vedere possibilità dove altri non ne vedono” E. Mattei. 

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